domenica 2 luglio 2017

Lumaconi ripieni con crema di baccalà su salsa di piselli


Preparatevi a gustare una esplosione di sapori con questa ricetta proposta da Antonino Cannavacciuolo: i lumaconi, tipica pasta grossa da preparare con svariati ripieni,  qui sono proposti con una cremosa farcia di baccalà e patate e sono una vera bomba di bontà e gusto. Dosi per 4 persone.
  • 500 gr di baccalà, già dissalato;
  • 3 patate;
  • 2 scalogni;
  • 300 gr di pisellini freschi o surgelati;
  • mezzo mazzetto di prezzemolo;
  • pasta tipo lumaconi, 5 per ogni porzione;
  • sale marino e pepe nero appena macinato;
  • olio extravergine d'oliva;
  • olio aromatizzato all'aglio;
  • foglioline di basilico fresco per decorre;
Portare a bollore la pasta e cuocere i lumaconi. Ungere il baccalà con olio d’oliva e scottarlo in una padella ben calda, quindi sistemarlo in una ciotola, aggiungere un po' di prezzemolo tritato e un filo di olio aromatizzato all'aglio e lavoralo con l’aiuto di una forchetta.
Tagliare 2 patate a fettine sottili e 1 scalogno e cuocere in un padellino con un cucchiaio di olio. Quando saranno morbidi, frullare con il mixer fino ad raggiungere la consistenza di una salsa densa. Unire la crema di scalogno e patate al baccalà per aumentarne la cremosità.
Preparare la crema di piselli con 1 scalogno e 1 patata tagliata a fettine sottili. Aggiungere un pizzico di sale e i piselli, cuocendo per 5 minuti circa, quindi frullare fino ad ottenere una crema non troppo densa. Scolare i lumaconi e riempirli con la farcia di baccalà e patate, tenendoli in caldo su una teglia. Sistemare in un piatto da portata la crema di piselli ben calda sul fondo, adagiare sopra i lumaconi ripieni, decorare con foglioline di basilico, spolverare con un po' di pepe e versare un filo d'olio d'oliva prima di servire.
Piccolo suggerimento: per fare l'olio aromatizzato all'aglio basterà tenere una piccola ciotolina con dell'olio d'oliva e uno spicchio d'aglio schiacciato e usare nell'arco di pochi giorni.


sabato 20 maggio 2017

Insalata con avocado, melone, arancia e rapa rossa

L’insalata di avocado è una ricetta fresca e gustosa, semplicissima da preparare, adatta sia alla stagione fredda quando le arance giungono a maturazione, ma anche durante la stagione estiva arricchita con valeriana o rucola, secondo le vostre preferenze, con frutta e verdura tagliata finemente, come finocchio, pomodori pachino, ravanelli... Delicata e leggera è perfetta per chiunque segua un’alimentazione sana e a basso contenuto calorico. Con l'aggiunta di semi, noci, pinoli il piatto può essere servito come piatto unico sia a casa che fuori. Le dosi indicate bastano per 4 persone.
Insalata di avocado, melone, arancia e rapa rossa

  • 1 avocado maturo;
  • 1 rapa rossa già lessa (vanno bene anche quelle pronte);
  • 300 gr di melone cantalupo, sbucciato;
  • 2 arance;
  • 1 piccola cipolla di Tropea;
  • 1 pugno di rucola, lavata;
  • succo di mezzo limone;
  • sale marino;
  • olio extravergine di oliva;
  • aceto di mele;
Cominciamo sbucciando la cipolla e affettandola finemente, versare in una ciotola capiente, salare e stropicciare bene con le dita per farla ammorbidire e addolcire. Quindi affettare la rapa a fette di 1 cm e poi tagliare le fette a cubetti e versare nella ciotola con la cipolla spremuta, fare la stessa cosa con l'arancia pelandola a vivo, affettandola e poi dividere a cubettini e versare pure nella ciotola con la cipolla e la rapa, mescolare, coprire la ciotola e lasciare a riposare in frigo fino al momento di assemblare l'insalata. Sbucciare l'avocado tagliandolo in 2 parti per la lunghezza, tirando via la scorza come fosse una pelle (se è maturo al punto giusto si pulirà in  pochi gesti) e riducendo la polpa a dadini e irrorandoli con il succo del limone. Tagliare a dadini anche il melone. Togliere la ciotola dal frigo e aggiungere la frutta, la rucola e condire con sale, 2 cucchiai di aceto di mele e almeno 3 di olio di oliva e mescolare bene. Servire ben fresca in ciotole individuali. Per tutti gli amici non vegani l'insalata può essere arricchita con un filetto di salmone o di aringa affumicata, ridotti a cubetti.



martedì 16 maggio 2017

Crema di avocado al cacao ricetta vegana

La crema di avocado al cacao è una specialità dolce e veloce. Si presta molto bene per la colazione o una merenda, accompagnata con dei biscotti o spalmata direttamente sul pane. Servita nei bicchierini monoporzione è l’ideale al termine di una cena con amici ed è assolutamente superba se sul fondo dei bicchierini distribuite della frutta fresca tipo lamponi, more...basterà riporre il tutto in frigo almeno mezz'ora, decorando poi a piacere con frutta secca a granella. Ingredienti per 4 persone-

  • 1 avocado maturo (è importante che lo sia);
  • 2 cucchiai di sciroppo di acero o miele;
  • 120 gr di latte di riso;
  • 2 cucchiai di cacao amaro in polvere;
  • 1 bustina di vaniglia;


Tagliare in due l’avocado, eliminare il nocciolo ed estrarre tutta la polpa. Sciogliere il cacao in un poco di latte di riso e versare nel bicchiere del frullatore ad immersione insieme all'avocado spezzettato e agli altri ingredienti e frullate il tutto sino ad ottenere un composto omogeneo o della consistenza che preferite. Regolate di dolcezza a vostro gusto e volendo potete utilizzare anche uno zucchero a vostro piacere tra bianco o grezzo di canna. Servite il dessert come ottimo dolce a cucchiaio sia a temperatura ambiente che fresco.

domenica 16 aprile 2017

Spaghetti aglio, olio e peperoncino su crema di cozze

Ho avuto modo di seguire la cucina di un grande chef italiano attraverso alcune trasmissioni in tv, parlo di Antonino Cannavacciuolo e lo trovo assolutamente preparato e completo. Il suo stile veloce e al contempo preciso mi ha attratto ed è così che ho provato le sue ricette: meravigliose! Oggi ho deciso di preparare uno dei suoi piatti, rendendolo mio con una piccola variante e vi consiglio vivamente di provarla perchè arriverà sulla vostra tavola il  vero tocco dello chef. Provare per credere. Le dosi indicate bastano per 4 persone.

  • 300 gr di spaghetti; 
  • 2 patate medie, lavate e sbucciate;
  • 1 kg di cozze freschissime, lavate e spazzolate;
  • 1 calamaro fresco di circa 400 gr, pulito;
  • 1 cipollotto;
  • 3 spicchi d'aglio;
  • vino bianco;
  • mezzo mazzetto di prezzemolo fresco;
  • pochi steli  erba cipollina;
  • 1 peperoncino fresco;
  • olio extravergine di oliva;
  • sale marino e pepe nero appena macinato;
Versare in una padella capiente 2 cucchiaio di olio, 1 spicchio di aglio, il peperoncino e i gambi del prezzemolo. Far soffriggere brevemente e versare le cozze, coprire e cuocere per 2 minuti al massimo, solo per il tempo che le cozze impiegano ad aprirsi. Eliminare il guscio e tenere da parte le cozze, filtrare e conservare l’acqua di cottura. In un’altra padella versare un filo d’olio e il cipollotto affettato finemente e fare soffriggere, quindi aggiungere le patate tagliate a rondelle spesse circa mezzo centimetro e farle appassire. Aggiungere gli steli di erba cipollina, un po’ di sale e bagnare con un po’ di vino bianco, mescolando. Versare un mestolo dell' acqua di cottura delle cozze precedentemente messa da parte, spegnere il fuoco e versare pure le cozze. Frullare il tutto nel mixer senza aggiungere altro sale.
Nel frattempo mettere a cuocere gli spaghetti. In un'altra padella versare il calamaro tagliato a strisce di un cm, i tentacoli suddivisi e saltare pochi minuti con un filo di olio . Spolverare di sale e pepe e tenere in caldo.
Preparare una padella e versare 2 cucchiai di olio e 2 spicchi d'aglio schiacciati. Far dorare bene l’aglio e toglierlo dalla padella. Versare nella padella ben calda gli spaghetti ancora molto al dente e completare la cottura, se necessario aggiungendo qualche mestolo d’acqua della cottura. A cottura ultimata aggiungere il prezzemolo tagliato finemente, una spolverata di pepe e e mescolare bene.
Impiattare versando un mestolo di salsa alle cozze come base, gli spaghetti arrotolati al centro della salsa, guarnire con qualche tentacolo e strisce di calamaro e servire decorando con prezzemolo ed un filo di erba cipollina.
Autore della ricetta: Antonino Cannavacciuolo

lunedì 3 aprile 2017

Medaglioni di carne al gusto pizza

Se amate le polpette in tutte le forme e maniere, ecco che oggi ho preparato per voi i medaglioni di manzo e salsiccia al gusto pizza e posso assicurarvi che sono una vera bontà. Provate a prepararli per tutta la vostra ciurma e il successo è garantito. Le dosi indicate bastano per 6 medaglioni.
  • 400 gr di carne di manzo tritata;
  • 200 gr di salsiccia di maiale;
  • 2 uova bio;
  • 80 gr di pangrattato;
  • mezzo mazzetto di prezzemolo fresco, tritato;
  • 1 piccolo cipollotto, tritato finemente;
  • 150 gr di pomodorino di pachino;
  • 1 piccola cipolla rossa di tropea, affettata finemente;
  • 2 funghi freschi, affettati finemente (facoltativi);
  • 1 mozzarella fresca;
  • origano;
  • olio extravergine di oliva;
  • sale marino e pepe nero appena macinato;
In una ciotola capiente mescolare il tritato e la salsiccia privata del budello e sbriciolata, aggiungere il cipollotto,  il prezzemolo,  un pizzico di sale,  una spolverata di pepe nero,  il pangrattato e le 2 uova impastando bene,  quindi dividere il composto in 3 parti e poi dividere ogni parte in 2  e così avremo ottenuto 6 polpette che modelleremo dando la forma di medaglioni senza pressare troppo con le mani.
Sistemare in una ciotola la cipolla rossa, condire con una spolverata di sale e schiacciare pressando con le mani per fare ammorbidire quindi aggiungere i pomodorini tagliati e i funghi affettati e condire il tutto con olio e origano, sale e pepe e tenere da parte. Cuocere i medaglioni in padella o sulla griglia, a calore moderato per 4 minuti per parte evitando di schiacciare in superficie per evitare la dispersione dei succhi interni che ne regolano la morbidezza. A cottura ultimata sistemare i medaglioni in una teglia da forno, condire con i pomodorini e una fettina di mozzarella e passare la teglia sotto il grill acceso fino allo scioglimento della mozzarella. Servire con i classici panini da hamburger aggiungendo foglie di lattuga fresca e yogurt magro o salse a vostro piacere. Per gli intolleranti al lattosio basterà evitare di aggiungere la mozzarella e magari esagerare con i funghi freschi e la cipolla. Provare per credere.

domenica 2 aprile 2017

Caserecce con crema di merluzzo e passolina e pinoli

Per la preparazione di questo ottimo primo piatto al gusto di pesce potete tranquillamente riciclare del merluzzo lessato precedentemente oppure dei filetti surgelati perchè il risultato finale è ugualmente ottimo. La ricetta prevede l'uso della panna ma per chi è intollerante basterà sostituirla con della panna vegetale a base di soia. Dosi per 4 persone.
Caserecce con crema di merluzzo, passolina e pinoli

  • 300 gr di filetti di merluzzo surgelato;
  • 320 gr di pasta tipo caserecce;
  • 20 gr di passolina e pinoli;
  • 150 ml di panna da cucina (o vegetale);
  • 1 cipollotto, pulito e affettato finemente;
  • una spolverata di noce moscata;
  • mezzo mazzetto di prezzemolo fresco;
  • vino bianco q.b.
  • olio extravergine d'oliva;
  • sale marino e pepe nero appena macinato;

Se usate i filetti surgelati abbiate cura di scongelarli per almeno un paio d'ore prima della preparazione. Buttare giù la pasta per la cottura e intanto in una padella già  calda con 2 cucchiai di olio d'oliva versare il cipollotto e il pesce scongelato e sbriciolato, salare e pepare e fare rosolare fino a che il merluzzo è ridotto in briciole minute aiutandovi con un cucchiaio di legno quindi aggiungere la passolina e i pinoli e per ultimo una spruzzata di vino bianco. Scolare la pasta al dente e versare nella padella con il sugo di pesce e mescolare bene aggiungendo qualche mestolo di acqua di cottura della pasta. A cottura ultimata unire la panna e la noce moscata, mescolare e impiattare decorando con del prezzemolo tritato.

domenica 26 marzo 2017

Marmellata di arance amare

La marmellata di arance amare è la marmellata per eccellenza per tutti coloro che amano la tradizione e che si deliziano gustando un buon tè, magari accompagnato da dolcetti su cui spalmare questa gustosa e profumatissima delizia alla frutta. Una marmellata di antica tradizione, perfetta a colazione o a merenda, deliziosa su pane tostato ancora caldo, magari casereccio oppure scuro, di farro o di segale e sopra un velo sottilissimo di burro ed è così che una semplice colazione del mattino si trasforma in una colazione del buonumore portando un raggio di sole al tuo risveglio. Negli anni ho provato svariate ricette e trovandone il gusto troppo pronunciato ho preparato questa versione sostituendo parte del succo delle arance amare con il succo di arance da spremuta bionde, nella quale ho trovato il giusto equilibrio di gusto.
In ogni caso, per fare la marmellata con gli agrumi è bene conoscerne la provenienza, perché si utilizza anche tutta la buccia che è la parte che assorbe tutti gli eventuali agenti chimici.
Volevo che osservate bene la foto, perchè la trovo meravigliosa, proprio perchè si riesce a cogliere la trasparenza della marmellata e il consiglio che vi do' prima di leggere gli ingredienti e  di non stupirvi della quantità di acqua prevista, e anche di non pensare di modificarla: questo è il segreto per avere la trasparenza della foto. In ogni caso tutta la preparazione è differente dalla marmellate tradizionali, quindi  provate a cimentarvi con precisione e senza varianti! Le dosi indicate bastano per una decina di barattoli da confettura di circa 300 gr.
  • 1 kg di arance amare biologiche;
  • 1 kg di arance da spremuta bionde;
  • 1,5 di zucchero di canna grezzo;
  • 2 litri di acqua naturale;
  • 2 limoni bio;
Lavate con cura le arance amare sotto l’acqua corrente e sbucciatele. Spremete il succo di solo 3 arance amare e il succo delle arance bionde (in tutto circa 500 ml), versatelo in una capiente ciotola di vetro o porcellana, dotata di bordi alti e conservate i semi e la polpa della frutta in un sacchettino di tela ben chiuso. Con un coltello affilato oppure la mandolina tagliare le bucce rimaste a fettine molto sottili ( in tutto circa 700 gr): sarebbe possibile anche tagliarle a pezzettini, ma solo affettandole si ottiene una marmellata limpida, traslucida e con le fettine di bucce in sospensione. Sciacquare le scorze tagliate in acqua fredda per 2 volte (servirà a togliere un po' di amaro) quindi versarle nella ciotola insieme al succo, unire il sacchetto con i semi e 2 litri ad acqua, lasciando a riposare per 24 ore coprendo con un canovaccio. Il giorno dopo versare tutto il contenuto della ciotola in una pentola di ottimo acciaio e avviare la cottura a fuoco medio per circa 1 ora e mezza. A questo punto togliere il sacchetto con i semi, versare il succo dei 2 limoni e lo zucchero poco per volta, mescolando con un cucchiaio di legno a paletta fino allo scioglimento di tutto lo zucchero. Fare riprendere il bollore e proseguire la cottura per almeno 30 minuti fino a che, facendo cadere una goccia di marmellata su un piattino freddo, non si solidifica.
Tenendo il fornello al minimo, versare la marmellata ormai pronta nei vasetti di vetro sterilizzati, sigillateli ermeticamente e capovolgeteli al fine di creare l’effetto sottovuoto adatto alla lunga conservazione e sistemateli in uno scatolo di cartone avvolgendoli in una copertina. Dopo 24 ore,
appena i vasetti di marmellata di arance amare si saranno raffreddati, etichettateli con il contenuto e la data di preparazione e conservateli in un luogo buio e asciutto; se decidete di consumare subito la vostra squisita preparazione, riponetela in frigorifero una volta aperta.
Attenzione! Leggere attentamente le raccomandazioni di seguito indicate.
Si raccomanda di sterilizzare sempre gli attrezzi che vengono adoperati per fare le conserve e i barattoli che si utilizzano per la conservazione delle preparazioni casalinghe, per evitare gravi conseguenze alla salute.
I procedimenti illustrati sono validi, sicuri e sperimentati personalmente ai fini del consumo personale, a condizione che siano scrupolosamente rispettate tutte le norme igienico-sanitarie, assolutamente necessarie nelle preparazioni casalinghe per la conservazione dei prodotti alimentari. Dopo la sterilizzazione controllate che nei barattoli si sia formato il sottovuoto: se il coperchio si muove al centro del tappo sotto la pressione del dito, sterilizzate di nuovo o consumare nell'arco di una settimana tenendo il barattolo in frigo.

mercoledì 22 marzo 2017

Tutto sullo zenzero


Lo zenzero è una pianta erbacea di origine asiatica, della quale si utilizza il rizoma carnoso, famoso per le sue proprietà curative. Tra le proprietà più studiate e apprezzate ricordiamo quelle antisettiche e le proprietà digestive e stimolanti. Le proprietà ed i benefici dello zenzero erano già noti alle popolazioni dell’antichità. In Asia lo zenzero viene utilizzato da millenni, per i suoi innumerevoli benefici. Dall'inizio del millennio esso si è diffuso anche in Occidente, dove numerosi studi scientifici hanno confermato le sue proprietà. Attualmente in India e Cina viene utilizzato prevalentemente per insaporire i piatti, soprattutto quelli a base di carne.
Utilizzato principalmente come spezia, grazie al suo sapore pungente, in realtà in cucina rivela una versatilità notevole, spaziando dalla preparazione caramellata tipica del Giappone, al Ginger Ale, bevanda diffusissima in Nord America, alla birra allo zenzero e ai biscotti natalizi allo zenzero del Regno Unito e del Nord Europa. Inoltre unisce una varietà di effetti benefici sulla salute, dalle riconosciute proprietà antiemetiche a quelle presunte antiinfiammatorie e antiossidanti. Ogni nazione in cui è diffuso, in realtà, ha assegnato allo zenzero compiti specifici, per cui se nel mondo anglosassone il Ginger Ale è una bevanda destinata a combattere nausea e dispepsia, in Cina il rizoma viene usato come rimedio per il raffreddore, e nelle nazioni in via di sviluppo è utilizzato contro la diarrea. Attualmente in India e Cina viene utilizzato prevalentemente per insaporire i piatti, soprattutto quelli a base di carne.Negli Stati Uniti la FDA, Food and Drug Administration, lo ha riconosciuto come "generally recognized as safe"; per quanto l'assunzione di zenzero abbia anche delle controindicazioni, sia per eventuali interazioni con altri medicinali, sia per specifici disturbi per lo più legati all'apparato digerente.  

Dopo questa doverosa presentazione parliamo delle sue proprietà: in alcuni paesi dell'Asia è comunemente usato in caso di influenza e raffreddore, in caso di digestione lenta, difficile e di problemi digestivi di varia natura. E’ inoltre consigliato nelle diete per depurare l’organismo perché favorisce l’espulsione delle tossine. Viene utilizzato come antidolorifico, soprattutto per mal di testa e mal di denti; avrebbe effetto antalgico anche sotto forma di impacchi. 
Lo zenzero è anche un potente antinfiammatorio per problemi alle articolazioni ed è indicato per artrite, febbre, mal di testa, mal di denti, tosse, bronchite, artrosi, artrite reumatoide, tendiniti, colesterolo alto e per la pressione sanguigna e può anche prevenire la formazione di coaguli di sangue interni. Lo zenzero è anche un ottimo anti-virale. 

Nonostante queste virtù, lo zenzero non può essere usato con leggerezza, soprattutto in determinate circostanze di salute. Per esempio, lo zenzero è sconsigliato per le persone che soffrono di calcoli biliari perché le sue proprietà digestive e stimolanti, consistono nello stimolare il rilascio di bile dalla cistifellea, ottimo per chi ha digestioni difficili ma dannoso per chi soffre di gastriti o calcoli.Chi soffre di colon irritabile, dovrebbe evitarlo o limitarne l’uso perché le sue proprietà stimolanti si esplicano anche a carico della muscolatura dell’intestino. Le proprietà dello zenzero sono utili per chi soffre di stipsi o stitichezza ma controindicate nei soggetti che soffrono di sindrome del colon irritabile. Tra le controindicazioni da non sottovalutare, si segnala che lo zenzero non va assunto in caso di alcune patologie come la gastrite, perché può favorire la comparsa di ulcere, o in concomitanza all'assunzione di determinati farmaci.
Se si segue una terapia farmacologica o si soffre di determinati disturbi, prima di assumere lo zenzero, chiedete parere al vostro medico di fiducia. In particolari fasi della vita, come in gravidanza, l’uso dello zenzero può essere consentito solo a bassi dosaggi quindi meglio farsi seguire dagli esperti. In casi particolari, lo zenzero potrebbe innescare reazioni allergiche di varia natura. In genere, la reazione allergica allo zenzero innesca eruzione cutanee e inoltre presenta maggiori controindicazioni se assunto in polvere. In alcuni soggetti, infatti, può provocare mal di stomaco e gonfiore addominale con produzione di gas. Lo zenzero fresco è maggiormente controindicato nei soggetti che soffrono di infiammazioni all'intestino e ulcere.
In casi particolari, lo zenzero potrebbe innescare reazioni allergiche di varia natura. In genere, la reazione allergica allo zenzero innesca eruzione cutanee.
Bisognerebbe prestare attenzione ai dosaggi e alla durata dell’assunzione, alternandola a periodi di pause più o meno lunghi, conducendo una vita sana il più possibile, evitando cibo spazzatura, eccessi di farinacei, sodio e bevande gasate, facendo un minimo di attività fisica e bevendo tanta acqua.

E adesso vi passo alcuni suggerimenti relativi all'assunzione dello zenzero.

Decotto del risveglio.
  • Per iniziare la giornata in piena forma, anziché preparare il caffè provate a bere dello zenzero! Grattugiare un pezzetto di zenzero fresco e preparare un decotto, lasciando in infusione in acqua calda per 10 minuti, zuccherando a piacere con del miele. Questo vi risveglierà caricandovi di energia e vi tonificherà.
Bevanda a base di zenzero e limone
  • Una bevanda a base di acqua, zenzero e succo di limone, assunta dopo i pasti, può migliorare la digestione. Rafforza il sistema immunitario: sia il limone che lo zenzero possiedono una grande quantità di componenti che rafforzano il sistema immunitario e grazie a questo ci aiutano a tenere lontani i raffreddori, i problemi respiratori, l’afonia, le infezioni ed altri problemi di salute.
  • Questa bevanda, se consumata calda, potrebbe rivelarsi un buon rimedio naturale contro i malanni stagionali quali tosse e raffreddore. Se si sentono testa e petto congestionati, malessere e brividi, provate a bere una tisana come segue:  far sobbollire per cinque minuti un pezzetto di radice di zenzero sbucciata  in un pentolino con due tazze di acqua fredda; portare a ebollizione, abbassare la fiamma e far sobbollire per cinque minuti. Aggiungere mezzo cucchiaino di pepe di cayenna (o di più o di meno a seconda dei gusti) e lasciare bollire piano per ancora un minuto quindi togliere dal fuoco. Aggiungere due cucchiai di succo di limone, miele a volontà e uno spicchio di aglio schiacciato. Far intiepidire e filtrare.  
  • Aiuta a prendersi cura della salute della pelle: la miscela a base di zenzero e limone è ricca di vitamina C ed antiossidanti, che aiutano a mantenere la pelle sana, giovane ed idratata, un vero toccasana per le nostre difese immunitarie: il limone è una fonte di sali minerali e unito ai principi attivi contenuti nello zenzero quali gingerolo e zingiberene favoriscono la proliferazione della flora batterica benefica del tratto intestinale combattendo la presenza di batteri dannosi.
  • Lo zenzero è consigliato per dimagrire, non perché migliora le funzioni digestive, ma perché questa radice apporta un effetto termogenico che aiuta a attivare il metabolismo. E’ per questo che lo zenzero è spesso descritto come un alimento brucia-grassi o brucia-calorie. Infatti gli amanti dei rimedi naturali consigliano l’assunzione di bevande a base di zenzero e limone anche per perdere peso, in questo caso la miscela andrebbe assunta al mattino. 
  • Aiuta a prendersi cura della salute della pelle: la miscela a base di zenzero e limone è ricca di vitamina C ed antiossidanti, che aiutano a mantenere la pelle sana, giovane ed idratata.
  • Stimola la corretta digestione: questa combinazione è l’ideale per contrastare i problemi digestivi come l’indigestione, il transito lento e, tra le altre cose, la fastidiosa ritenzione idrica. Tuttavia, è bene ricordare che chi soffre di gastrite deve moderarne l’assunzione.
Tè allo zenzero e limone
  • Uno dei modi di unire questi due ingredienti per godere delle loro proprietà è preparare un tè semplice e dal sapore delizioso che vi piacerà moltissimo. Mettere a riscaldare una tazza d’acqua e toglierla dal fuoco prima che raggiunga il punto di ebollizione e aggiungere una piccola rondella di zenzero. Lasciare riposare per 5 minuti con il coperchio. Aggiungere il succo di un limone prima di bere. Si consiglia di bere questo tè a digiuno.

Bevanda allo zenzero e al limone
  • Una deliziosa bevanda che unisce  la classica ricetta della limonata con le proprietà dello zenzero, che la renderà ancora più salutare e vi permetterà di perdere peso. Preparare la limonata come fate di solito, evitando di usare zucchero raffinato per addolcirla. Quindi aggiungere un cucchiaino di zenzero grattugiato e se lo desiderate anche qualche foglia di cavolo ben tritata, in modo da aumentarne il potere disintossicante. Filtrare dopo una decina di minuti e bere preferibilmente a digiuno. Si tratta di un’ottima alternativa per sfruttare i benefici dello zenzero e del limone insieme, senza dover preparare un succo o un tè per trarne benefici.
Bevanda di zenzero e menta
  • Riempire 1 caraffa grande con del ghiaccio, aggiungere 6 foglie di menta fresca strizzate, 1 cucchiaino di zenzero grattugiato e dell'acqua frizzante o limonata e servire. Ci vuole solo un secondo per trasformare una brocca di acqua semplice in qualcosa di molto più invitante e saporita.
Condimento per insalate
  • Inoltre potete grattugiare dello zenzero e poi mescolarlo con del succo di limone e olio usando questo condimento per condire le vostre insalate e godere dei suoi benefici!
Per riscaldarsi d'inverno.
  • E' possibile bere un infuso di zenzero, con eventuale aggiunta di cannella, quando le temperature scendono. Questa bevanda calda permette di riscaldare l'organismo: mettere due o tre fette sottili di radice fresche di zenzero in una tazza d'acqua bollente e lasciate ii infusione per 10 minuti. Si consuma non appena intiepidita, e il sapore è talmente gradevole che non necessita di aggiungere dolcificanti. 
 Per dimagrire.
  • Questa tisana può essere bevuta dopo i pasti preferibilmente la sera, e ha un'azione digestiva, fa dimagrire aiutando a velocizzare il metabolismo e a bruciare conseguentemente i grassi, antisettica e tonica. Aggiungere il succo di un  limone (o 2 fettine di pompelmo rosa o 1 peperoncino fresco a vostro piacere), 6 fettine di zenzero, una decina di foglie di menta e un cucchiaino di miele in mezzo litro di acqua calda lasciando riposare qualche minuto nella teiera. Bere la bevanda al mattino prima di fare colazione oppure di sera prima di cena.

martedì 21 marzo 2017

Cavoli, broccoli e cavolfiori

Il cavolo, ortaggio così antico eppure sempre così attuale, una delle verdure più nutrienti e salutari del mondo. Dovrebbe essere considerato fondamentale per la nostra alimentazione, per via della ricchezza e varietà delle sua proprietà benefiche. La comunità scientifica continua ad allungare la lista delle sue proprietà, collocando l'ortaggio tra la parola "benefico" e "miracoloso". Si passa dalle proprietà antiossidanti e disintossicanti a quelle antiinfiammatorie e antitumorali infatti i cavoli e le
loro infiorescenze: broccoli e cavolfiori, giocano un ruolo importante nelle ulcere intestinali, nel contrastare i radicali liberi e nei problemi di pressione arteriosa, svolgendo inoltre ottima azione preventiva sui problemi di prostata, occhi, cuore e ossa.Tra le caratteristiche benefiche dei cavoli spiccano le proprietà antinfiammatorie. L'infiammazione è la causa principale di malattie come artrite, patologie cardiache e autoimmuni, che possono comparire a causa di un eccessivo consumo di prodotti di origine animale. Il cavolo è un potente antinfiammatorio naturale, in grado di prevenire e di alleviare le patologie infiammatorie. È stato provato scientificamente che il consumo di cavoli si rivela efficace per ridurre il rischio di contrarre alcuni tipi di cancro, con particolare riferimento al cancro al seno, alla vescica, alle ovaie, al colon e alla prostata. Il consumo di cavoli aiuta il nostro organismo a disintossicarsi. Alcuni componenti presenti nel cavolo sarebbero infatti in grado di regolare l'eliminazione delle tossine a livello genetico. La cottura al vapore permette che il cavolo mantenga le sostanze nutritive necessarie ad abbassare il colesterolo. Il vapore permette infatti di non alterare troppo la qualità delle fibre vegetali presenti nei cavoli. Affinché il cavolo mantenga le proprie caratteristiche benefiche, la cottura non dovrà superare i 5 minuti. Potrete condire i cavoli con olio, pinoli e aceto balsamico per renderli ancora più saporiti e gustare una nutriente insalata autunnale.
Per riuscire ad ottenere tutti i benefici per la salute garantiti dai cavoli e dagli ortaggi della famiglia delle crucifere, basterà arricchire la vostra dieta consumandoli almeno due o tre volte alla settimana, in porzioni abbondanti. È ricco di vitamina A e vitamina C, ma anche di carotenoidi e flavonoidi dalle spiccate proprietà antiossidanti, che con la loro azione contribuiscono alla prevenzione dei malanni e dell'invecchiamento precoce. I cavoli contengono oltre 45 tipi di flavonoidi, con la quercitina al primo posto. I flavonoidi presenti nei cavoli uniscono benefici antiossidanti e antinfiammatori, che lo rendono un alimento adatto per la prevenzione dello stress ossidativo. 
Il cavolo è ricco di ferro infatti contiene più ferro, per caloria, di una bistecca. L'assimilazione del ferro contenuto negli alimenti di origine vegetale è facilitata dal consumo di cibi ricchi di vitamina C. Inoltre, questo ortaggio contiene più calcio per caloria del latte. Il nostro corpo sarebbe in grado di assimilare il calcio vegetale ancora meglio rispetto al calcio derivato dai latticini. 

Nella famiglia dei cavoli troviamo il cavolo riccio, il cavolo nero e rosso, il cavolo verza, il cavolo cappuccio, il cavolo broccolo e i cavolfiori.

Unico consiglio che vale, sia per i cavoli che per tutte le verdure e gli ortaggi, è quello di consumare gli stessi, oltre che crudi, lessati in modo più velocemente possibile o al vapore per evitare che perdano, nell'acqua di cottura, tutte le vitamine ed i minerali in essi contenuti. Se cucinate il cavolo ricordate che l’acqua di cottura e un’eventuale aggiunta di miele, è molto utile contro gli abbassamenti di voce, il raffreddore, l’asma e la bronchite. La sola acqua di cottura porta benefici in caso di diarrea e dissenteria, ma anche in caso di stitichezza.
In caso di sbronza, per alleviare gli effetti del “giorno dopo”, è consigliabile un brodo concentrato di cavolo e gli effetti sono garantiti. In ultimo, ma non meno importante si indica come una vera e propria panacea, il succo di  cavolo crudo, magari mischiato a quello di carota o una mela e un po’ di limone, è un vero rinvigorente nelle situazioni di estremo affaticamento e di carenze vitaminiche.

Insalata di cavolo cappuccio e carote
Insalata di cavolo cappuccio, mela e carote
Il cavolo cappuccio è una deliziosa verdura adatta alla preparazione di diverse pietanze. Oltre ad essere tra gli ortaggi più nutrienti in assoluto, è ricco di calcio, omega 3 e 6, fibre e ferro, rinforza il sistema immunitario ed ha importanti proprietà antinfiammatorie. Visti i numerosi benefici, dovrebbe essere utilizzato regolarmente nell'alimentazione di adulti e bambini. Numerose sono le tipologie esistenti, tutte caratterizzate da apprezzate qualità nutrizionali e da un diffuso utilizzo in cucina, sia nella versione cotta che cruda. Tra questi rientrano il cavolo bianco, quello cappuccio, quello viola, quello nero e la verza. Può essere mangiato anche da crudo affettato molto sottilmente e condito con olio, sale, pepe e limone oppure con maionese e yogurt o latticello come nel caso della coleslaw, tipica insalata di origine anglosassone o cotto al vapore, bollito (per la preparazione di zuppe) o al forno. Possiamo variare gli ingredienti della nostra insalata di cavolo, ben sapendo che le proprietà nutrizionali di questo ortaggio fantastico giocheranno sempre a nostro favore. Si può anche fare fermentare per la preparazione dei famosi crauti tedeschi, ma quella è tutta un'altra storia. Vi rimando alle ricette da me pubblicate precedentemente.

venerdì 10 marzo 2017

Spaghetti al limone, finocchio e vongole

Superba variante della ricetta vegana preparata precedentemente, l'aggiunta delle vongole fresche offre al piatto una variante oltremodo gustosa e saporita. Se già avete gustato il piatto, sapete bene di cosa parlo quindi provate anche questa versione e stupirete i vostri commensali! Per 4 persone.

  • 300 gr di spaghetti;
  • 600 gr di vongole fresche, già aperte e private del guscio;
  • 1 limone biologico, lavato;
  • 1 finocchio dolce, fresco e ben lavato;
  • 2 cimette di finocchietto selvatico, lavate e tritate finemente;
  • olio extravergine d'oliva;
  • mezzo peperoncino fresco;
  • sale marino e pepe nero;

Come per la ricetta precedente buttare giù la pasta in pentola. In una capace padella con 2 cucchiai di olio fare rosolare a calore moderato le zeste del limone ricavate con l'apposito attrezzo, il peperoncino tritato e le cime centrali esterne del finocchio affettate finemente, condire con una spolverata di pepe e un pizzico di sale, Scolare la pasta al dente e versare nella padella con il condimento, aggiungere il finocchietto selvatico tritato finemente e proseguire mescolando bene e aggiungendo dell'acqua di cottura se necessario. Spruzzare il succo di mezzo limone e lasciare insaporire ancora qualche minuto e mantenendo lo spaghetto ben morbido con l'acqua di cottura. 
Servire su piatti caldi decorando a piacere 1 fogliolina di finocchietto.

mercoledì 8 marzo 2017

Spaghetti al limone e finocchio, ricetta vegan

Per un primo piatto dal sapore fresco e saporito per il pranzo di oggi ho deciso di preparare gli spaghetti al limone e finocchio,  visto che gli ingredienti sono di facilissima reperibilità: a me è bastato fare un giro nel mio giardinetto ma a voi basterà anche semplicemente passare dal vostro fruttivendolo di fiducia per ottenere un primo piatto dal sapore sublime e unico, da preparare oggi stesso. Per 4 persone.

  • 300 gr di spaghetti;
  • 1 limone biologico, lavato;
  • 1 finocchio dolce, fresco e ben lavato;
  • 2 cimette di finocchietto selvatico, lavate e tritate finemente;
  • 1 noce di burro fresco;
  • olio extravergine d'oliva;
  • sale marino e pepe nero;
Il piatto è veramente veloce da preparare dato che possiamo già buttare giù la pasta in pentola. In una capace padella con 2 cucchiai di olio fare rosolare a calore moderato le zeste del limone ricavate con
l'apposito attrezzo e le cime centrali esterne del finocchio affettate 
finemente, condire con una spolverata di pepe e un pizzico di sale, 
quindi aggiungere il burro lasciandolo sciogliere. Scolare la pasta al 

dente e versare nella padella con il condimento e proseguire mescolando bene e aggiungendo dell'acqua di cottura se necessario. Aggiungere il finocchietto selvatico tritato finemente e il succo di mezzo limone e lasciare insaporire ancora qualche minuto e mantenendo lo spaghetto ben morbido con l'acqua di cottura. 
Servire su piatti caldi decorando a piacere con fettine
sottili di limone e 1 fogliolina di finocchietto

martedì 7 marzo 2017

Festa della donna

Un pensiero che voglio regalare a tutte voi amiche che mi seguite e mi conoscete da tempo, ma anche per chi non mi conosce. So quanto sia importante per noi una frase carina o un gentile pensiero, piccolo, umile, ma regalato al momento opportuno...e così ho deciso di postare questo augurio per tutte noi che amiamo la vita e vogliamo viverla bene insieme alle persone che amiamo di più. Auguri!
         Che questa festa torni a ricordare quanto importante sia 
         il ruolo della donna, in questa società fatti di uomini aridi,
         sfruttatori e mammoni, soprattutto nei confronti della donna.
         Possiamo noi donne, trovare sempre la forza di interpretare
         qui segnali che attentano alla nostra integrità fisica e morale,
         trasformandoli in vere e proprie armi d'amore con le quali
         difendere e arricchire d'amore noi e le persone a noi care.

sabato 4 marzo 2017

Polenta bianca con acciughe fresche e cipolle in agrodolce

Ottimo piatto tipico delle zone venete, tanto gustoso quanto semplice e salutare. Da provare oggi stesso. Sempre per 4 persone.
  • 500 gr di piccole acciughe freschissime, già pulite e private di testa e interiora;
  • 2 grosse cipolle rosse;
  • 300 gr di farina di mais bianca per polenta;
  • farina per infarinare il pesce;
  • olio di girasole per friggere;
  • olio extravergine d'oliva;
  • 2 cucchiai di aceto di vino bianco;
  • 1 cucchiaio di zucchero;
  • 1 cucchiaio di uvetta;
  • 1 cucchiaio di pinoli;
  • sale marino e pepe nero;
Ammollare l'uvetta in 50 ml di accqua tiepida, affettare le cipolle e fare appassire in una padella con 2 cucchiai di olio e 2 di acqua per 5 minuti a fuoco moderato, quindi aggiungere l'aceto, lo zucchero e un pizzico di sale e continuare la cottura per altri 5 minuti; aggiungere l'uvetta con la sua acqua e i pinoli quindi spegnere dopo 2 minuti e lasciare coperto. Preparare la polenta versando a pioggia la farina in 1,5 litro di acqua in ebollizione leggermente salata (ma se volete potete usare la polenta istantanea seguendo le indicazioni del produttore). Per ultimo infarinate le acciughe e friggetele velocemente in abbondante olio caldo. Servire la polenta nei piatti individuale, sistemare una porzione di alici intorno e ricoprire con la salsa di cipolle decorando con foglie di prezzemolo o alloro a piacere.

mercoledì 22 febbraio 2017

Polpette in salsa profumata e purè

La proposta di oggi sono di nuovo polpette, per la gioia di tutti. Le accompagneremo con una salsa profumata al finocchio e un morbido purè di patate dolci. Sempre per 4 persone.
  • 300 gr di tritato di manzo;
  • 300 gr di tritato di maiale;
  • 2 fette di pane raffermo, bagnate nel latte;
  • 1 uovo bio;
  • mezza cipolla dolce, grattugiata;
  • 250 ml di brodo di carne;
  • 2 cucchiai di panna;
  • 1 cucchiaio di farina;
  • 1 cucchiaino di curcuma in polvere;
  • 1 cucchiaino di semi di finocchio in polvere;
  • 4 patate dolci di media grandezza, cotte a vapore;
  • mezzo limone bio;
  • 40 gr di burro;
  • olio extravergine d'oliva;
  • 1 pizzico di noce moscata;
  • sale marino e pepe nero appena macinato;
  • poche gocce di aceto;
  • erba cipollina oppure aneto per decorare e profumare;
Rosolare brevemente la cipolla grattugiata con 1 cucchiaio di olio e fare intiepidire, quindi unire ai 2 tipi di carne macinata in una ciotola e impastare bene con l'uovo, il pane bagnato nel latte e ben strizzato, la noce moscata, un po' di scorza di limone grattugiata e un pizzico di sale e pepe. Quando l'impasto e ben omogeneo con le mani unte di olio formare le polpette rotonde che andremo a rosolare in una padella ben calda e poco olio finché saranno dorate quindi togliere le polpette dalla padella e mettere la metà del burro nella padella calda lasciandolo sciogliere. Unire la farina e mescolare bene lasciandola tostare fino a che assume un bel colore ambrato, quindi versare il brodo a poco a poco stemperando bene il fondo di cottura. Aggiungere pure la panna, la curcuma, il finocchio in polvere e poche gocce di succo di limone e mescolare, versare pure le polpette  nella salsa e fare insaporire per 5 minuti. Schiacciare le patate con lo schiacciapatate mentre sono ancora calde quindi condire con il restante burro, poche gocce di aceto di vino bianco e un pizzico di sale e pepe. Servire le polpette con il loro sughetto e la purea di patate dolci profumando il tutto con l'erba cipollina tritata oppure l'aneto.

lunedì 20 febbraio 2017

Pancake salati alla zucca, con zucchine e mozzarella

Per la colazione oppure la merenda, i pancake costituiscono la base per una ricca portata dolce specialmente se accompagnate da sciroppi, marmellate o frutta. Oggi faremo una ricetta adatta anche per un brunch o una colazione veloce con amici. Prepareremo i pancake a base di zucca rossa che poi farciremo con zucchine e mozzarella prima di passare sotto il grill. Per 4 persone.
Pancake salati con zucchine e mozzarella
  • 150 gr di polpa di zucca (già pulita);
  • 180 gr farina 00;
  • 180 ml di latte;
  • 2 uova bio;
  • 1 cucchiaino di lievito in polvere (non vanigliato);
  • 200 gr di mozzarella fresca, ben sgocciolata;
  • 2 zucchine genovesi;
  • noce moscata;
  • origano;
  • olio extravergine di oliva;
  • sale marino e pepe nero;
  • 100 gr di rucola o altra insalatina a vostro piacere;
Cuocere la zucca, tagliata a dadini, al vapore per 10 minuti e le zucchine affettate a nastro per 5 minuti, quindi schiacciare la zucca rossa con lo schiacciapatate e tenere da parte la zucchina verde.
Affettare sottilmente la mozzarella sistemando le fettine in un piatto e condirle con sale, pepe, origano e un filo d'olio d'oliva e tenere anch'esse da parte. In una ciotola versare la farina già mescolata con il lievito e la noce moscata, aggiungere le uova sbattute e mescolare diluendo a filo con il latte, quindi incorporare la zucca schiacciata e regolare di sale e pepe. Cuocere il composto a mestolini in un padellino antiaderente, leggermente unto, per 2 minuti per lato fino ad esaurimento. Formare le torrette di pancake alternando i nastri di zucchina e la mozzarella sistemando le torrette su una teglia quindi passare il tutto sotto il grill per 5 minuti. Servire calde su un letto di erbette di stagione e pomodori.

domenica 19 febbraio 2017

Sicilia: storia di un popolo eternamente libero tra dominio, cultura e cucina

E' proprio per tutto l'amore che sento per la mia terra che ho deciso di approfondire e colmare le lacune nel mio sapere e la ricerca sul web mi ha dato delle risposte, ma soprattutto grandi soddisfazioni. Il frutto del lavoro di tante persone si unisce in questa pagina che dedico a voi. E così, fiera di essere Siciliana, condivido con voi questa storia: la storia di un popolo eternamente libero tra dominio, cultura e cucina.

Taormina: vista panoramica con l'Etna innevata sullo sfondo
La Sicilia è uno degli scenari più suggestivi se si vuole ammirare l’incontro e il contatto tra diverse civiltà per chi vede, nella diversità, una grandiosità culturale e, nella linea che separa i popoli, una linea unificatrice e non un confine insormontabile, La storia della Sicilia è indissolubilmente legata ai popoli che l'hanno abitata. L’isola fu meta, sin dalla preistoria, di popoli attratti dalla sua ampiezza e centralità nonché dalla sua indicibile bellezza.
Questa straordinaria isola, la più grande del Mediterraneo, confine nevralgico tra l’Occidente e l’Oriente, anello di congiunzione tra il mondo latino e quello greco è stata sempre un campo di battaglia ed ha subito l’occupazione di tutte le grandi potenze che, nei secoli, volevano estendere il proprio dominio attraverso il Mediterraneo.
Essa è appartenuta a tantissime civiltà, eppure non ha mai, propriamente, fatto parte di nessuna! Sembra quasi che l'identità siciliana, consapevole di essere così esposta e facile preda di chiunque, abbia curato un misterioso istinto di sopravvivenza. Questa identità così complessa e travagliata è stata mantenuta unita, grazie all'infinita forza che scaturisce dal sentimento del sacro. Proprio così: la Sicilia ha potuto cambiare ogni volta tutto e rimanere sempre se stessa, ha attraversato le innumerevoli dominazioni riuscendo sempre a salvaguardare il proprio carattere, grazie alla manifestazione e alla conservazione della propria spiritualità.






Vaso greco per l'acqua o il vino
I Greci portano nell'isola il mandorlo, la vite, l’ulivo… ma soprattutto le nuove tecniche per lavorare la terra, rinforzate dal culto in onore di Demetra e altre divinità femminili compresa la Terra. I nuovi coloni, una volta approdati con le loro navi, si trovarono di fronte al problema di dover instaurare dei rapporti con le popolazioni del posto che vivevano di pastorizia e di agricoltura. Gli indigeni erano organizzati in tribù, che però non avevano niente a che vedere con la più avanzata organizzazione politica, sociale ed economica delle poleis greche. Si venne così a creare un urto violento tra gli abitanti dell'isola ed i nuovi colonizzatori che volevano appropriarsi delle loro terre. Le tribù locali non volendo il contatto con i nuovi colonizzatori si ritirarono nell'entroterra Siciliano, soprattutto nelle zone dell’Etna o sul monte Peloro.  Le colonie greche che vennero a contatto con alcune delle popolazioni locali sicule invece attinsero dalle loro culture e civiltà e viceversa. L’incontro della civiltà coloniale Greca e quella indigena diede i natali alla cultura dei Sicelioti, i quali, anche se condivisero con i dominatori terre e quant'altro, cercarono una propria autonomia dai connazionali Greci della madrepatria, quasi a voler formare un ceppo culturale a parte, denominandosi Sicelioti. Nel corso dei secoli si è erroneamente pensato che questo territorio, sotto la dominazione greca, ebbe uno sviluppo subordinato a quello della madrepatria. In realtà queste città conobbero uno sviluppo proprio in vari settori, come l'arte, la scienza, la filosofia. La dominazione Greca in Sicilia fu un lungo periodo di alta espressione artistica, tra tutti spiccano per maestosità il Teatro ed il Tempio di Segesta; i Templi di Agrigento e Selinunte; il Tempio di Apollo; il Teatro di Siracusa ed il Teatro di Taormina e grandi personalità come Archimede, Pitagora, Platone trovarono i natali in Magna Grecia o la visitarono lasciando numerosi segni della loro presenza. Il termine "Magna Grecia" fu coniato o dai Greci orientali, che rimasero affascinati dalle bellezze e dalla ricchezza dei luoghi, o dagli stessi coloni
(i Greci occidentali che si stabilirono nelle nuove città) che volevano in questo modo dichiarare l'indipendenza dalla madrepatria celebrando le terre da loro conquistate e assoggettate. Ma le continue guerre intestine tra le città greche, che spesso erano in contrasto tra loro per motivi politici e di conquista, furono la causa di distruzione di fiorenti città in Grecia e ciò si rifletterà anche nell'organizzazione delle colonie della Magna Grecia. Le eterne rivalità fra le città, portarono, infine, ad un indebolimento delle città magnogreche sia in Sicilia che nell'Italia meridionale già assoggettata, che diverranno facile preda dei conquistatori romani.

Successivamente, durante la dominazione romana, la Sicilia non venne valorizzata. I nuovi conquistatori trattarono l’isola con scarso rispetto, limitandosi a sfruttarla e ad obbligare la popolazione a seminare e a raccogliere grano per Roma. Ma durante i lunghissimi secoli di dominazione romana la celebrazione, soprattutto di alcuni riti, costituiva un appuntamento prezioso per tutelare la propria identità e per sfogare la rabbia contro l’oppressione del dominatore. Il Carnevale e la Pasqua erano quindi vissuti dagli isolani con un particolare coinvolgimento emotivo e il perpetuare i riti, tra preghiere e cibo legato ai riti, ne rinforzava il carattere. Il successivo evento storico da segnalare dopo questo periodo, che contribuirà ad arricchire l’eterogeneità dell’identità dei Siciliani è l’arrivo delle prime comunità ebraiche.

Turruni
Gli Ebrei trovarono in Sicilia un luogo ideale dove risiedere e la loro presenza aumenterà sempre di più nei secoli successivi fino a rappresentare una componente significativa della società e dell’economia siciliana. Il torrone, per esempio, pare che sia proprio una specialità degli Ebrei-Siciliani dell’epoca romana, un dolce kasher che avrà una fortuna immensa in tutta quanta la popolazione e in seguito in tante altre regioni d’Italia.


Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente e la breve parentesi delle invasioni barbariche, la Sicilia, intorno alla metà del 500, passa nelle mani dei Bizantini tornando ad essere una provincia dell’Impero. I tre secoli della presenza bizantina nell'isola segnano profondamente il carattere e la mentalità dei Siciliani, sempre più portati a personalizzare un’identità sospesa fra Occidente e Oriente. La Sicilia era così importante e la sua posizione geografica così strategica che Costante II aveva addirittura trasferito la capitale dell’Impero a Siracusa. In questo periodo l’isola è protagonista di un grande fermento culturale e religioso. Ed è in questo periodo che la cucina diventa più ricercata e si impreziosisce di nuovi aromi, la preparazione dei dolci legata agli antichi riti pagani si converte sempre più nel rinforzare i simboli della nuova religione cristiana.

Pupu cull'ovu
E poi inizia la tanto mitizzata dominazione araba in Sicilia. La conquista dell’isola da parte dei musulmani iniziata nell'anno 827 è stata particolarmente cruenta, lunga e travagliata. La profonda formazione greco-romana e il forte sentimento cristiano dei Siciliani non si conciliò affatto con la cultura e la religione dei nuovi conquistatori. I Siciliani avevano ormai raggiunto quel punto di non ritorno nella costituzione della propria identità, che rendeva fattivamente impossibile l’integrazione con il particolare “monoteismo maschilista” della religione di Allah.  Gli Arabi che arrivarono in Sicilia non erano quelli di Bagdad o di Damasco, ma i Berberi dell’odierna Tunisia con un livello di civilizzazione nettamente inferiore rispetto al popolo siciliano. Così come per la lingua, l’influenza maggiore di certi vocaboli arabi è stata quasi esclusivamente nel campo della toponomastica perché in effetti testimonia la ridisegnazione politica del loro controllo sul territorio, anche per la cultura l’influenza principale ha coinvolto solo la dimensione più esteriore.
Cuscus
Nella gastronomia le pietanze arabe sicule sono quelle con ingredienti di sicura importazione araba e che trovano ancora oggi diffusione pure nei loro paesi. E’ il caso del cuscus e di un certo modo di utilizzare le essenze come il gelsomino e la cannella. Gli Arabi al tempo della loro dominazione non lasciarono quasi traccia nell'isola, in quanto tutti i grandi monumenti della cosiddetta arte arabo-normanna sono di epoca posteriore, cioè del tempo del regno cristiano di Sicilia, e sono di struttura prevalentemente gotica, cioè cristiana. I Normanni edificarono numerosi e sontuosi palazzi, sfruttando manodopera sia locale (arabi e greci) sia straniera (in prevalenza egiziani). Per questo motivo molte delle opere ancora oggi apprezzabili presentano caratteristiche arabo normanne. All'interno del Palazzo dei Normanni (originariamente costruito dagli Arabi, denominato il Qasr ) e oggi sede dell’Assemblea Regionale Siciliana, venne edificata la Cappella Palatina che è una basilica a tre navate dedicata ai santi Pietro e Paolo. Al'’interno vi si possono ammirare magnifici mosaici su base lignea. Anche se i re normanni, in tempi più tardi, chiamarono artisti arabi per certe rifiniture, le prevalenti decorazioni dei templi siciliani sono di tipo bizantino.
Cappella palatina, interno
Per concludere questa ampia trattazione volta a contrastare il luogo comune che ha amplificato l’influenza della cultura araba in Sicilia, mettiamo in luce il modo con cui ebbe termine la sua dominazione: fu una vera e propria guerra di liberazione, opera e merito della stessa popolazione siciliana. I Normanni erano poche centinaia, un numero troppo esiguo di guerrieri e senza la partecipazione dei “picciotti” di quel tempo non avrebbero conquistato neanche una città!

Palazzo dei Normanni
L’arrivo e la presenza dei Normanni e successivamente degli Svevi in Sicilia rappresentò un evento di eccezionale importanza: si riprese il filo interrotto della storia e dell’identità che si modella attorno al ruolo importante dell’istituzione della fede. Per la Sicilia l’età di Federico II è un’epoca di grandi e definitive trasformazioni. La lotta fra il sovrano e i ribelli musulmani, con la totale eliminazione di questi ultimi, completa l’occidentalizzazione della Sicilia già avviata dai Normanni.
La Sicilia Cattolica, neolatina, europea, in una parola la Sicilia attuale nasce con la conquista normanna, si rafforza con Federico II, afferma con decisione la sua identità nazionale nell'epoca dei Vespri. La dominazione spagnola in Sicilia fu molto lunga: più di quattro secoli di rassegnata e "pacifica" convivenza. La componente spagnola fu l’ultimo apporto di sangue straniero alla struttura demografica del popolo siciliano e l’ultima forte influenza all'interno di quella fondamentale e misteriosa dimensione della percezione e della comunicazione del sentimento del sacro.
Parmigiana di melanzane
L’attuale cattolicesimo dei siciliani è decisamente spagnoleggiante! E’sufficiente pensare ai riti che si svolgono in tutta la Sicilia durante la Settimana Santa per riscontrarne l’evidente affinità. E poi gli Spagnoli erano più vicini per lingua e per il carattere ai Siciliani, rispetto ai Tedeschi e ai Francesi. In questo periodo nell'isola si costruiscono chiese, conventi e palazzi meravigliosi e l’arte barocca arriva persino nei centri più piccoli. La tradizione culinaria e soprattutto dolciaria giunge alla sua massima espressione ed evoluzione. Dal nuovo mondo gli Spagnoli portano quegli ingredienti quali cacao, pomodoro, patate, melanzane… che diventeranno la base della cucina mediterranea.

Frutta di mrtorana
In pasticceria, il cioccolato e la diffusione dello zucchero andranno a completare e a migliorare ricette collaudate da secoli. Nei conventi, soprattutto quelli femminili, si diffonde sempre più l’arte della dolceria. Le religiose infatti, avevano scoperto che questo importante e proficuo espediente lavorativo, era molto utile per finanziare le loro strutture e la propria missione cristiana dedicata soprattutto ai numerosi orfani che ricevevano in affidamento. Anche la cucina, intesa come l’arte di preparare il cibo e di mangiarlo, diventa allora, in questo nuovo contesto: soggetto e prodotto culturale a tutti gli effetti. Il dolce, addirittura, si ritaglia un ambito esclusivo, ricco di significati simbolici, perché sganciato sin dall'origine dalla sua funzione naturale di alimento e legato invece all'universo più complesso e più profondo della natura umana. E’straordinario come, partendo da un qualsiasi dolce, anche da quelli più semplici e più “poveri”, si possano fare interessantissimi e preziosi collegamenti con la storia, la mitologia, la religione e persino con l’astronomia. In Sicilia, il legame tra la preparazione dei dolci e la funzione rituale è molto profondo e affonda le radici in tempi che hanno prodotto epoche, molto particolari e identità originalissime.

Pasticceria siciliana
Alla fine del 1700, il ceto dei nobili con i propri rituali e i frequenti banchetti favorirà una cultura del mangiare bene e ricercato, sotto la preziosa guida dei capocuochi francesi al loro servizio. Questi grandi chef, chiamati monsù, traduzione dialettale della parola francese monsieur, introdussero nella già ricca cucina siciliana uno stile più raffinato e soprattutto ricette nuove provenienti sia dalla Francia che dalla vicina Napoli.
Tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, la pasticceria siciliana va incontro ad una vera e propria rivoluzione: arrivano, infatti, dalla Svizzera i signori Caflish, Caviezel e Greuter e con loro irrompono nella tradizione dolciaria siciliana il burro, la panna e nuove tecniche di lavorazione che saranno, come al solito, prima apprese, poi interiorizzate e alla fine straordinariamente personalizzate dai maestri pasticcieri siciliani.

L’avvicendarsi di molteplici civiltà ha reso la Sicilia ricca di segni che il tempo ha conservato fino ai nostri giorni. 
La pignoccata
Nella storia spirituale plurisecolare della Sicilia si trovano le radici dell’animo popolare; in essa si trovano e si intrecciano fantasia e realtà, mondo pagano, musulmano e cristiano, superstizioni e scetticismo, volgarità e cavalleria, l'attruvatura e il fatalismo, mondo antico e mondo moderno. Ciò costituisce il folclore della Sicilia, inteso non come un’attrazione turistica o come un elemento ornamentale, ma il modo di vivere  stesso della popolazione. Nei nostri canti popolari e in quella dei carrettieri si sente la cantilena araba. Il senso della cavalleria, uno dei sentimenti più delicati che ci caratterizza, è stato portato dai Normanni e si è fortemente radicato nel nostro animo. L’opera dei pupi, il canto del carrettiere e del cantastorie, la recita del “cuntastorie”, le scene cavalleresche raffigurate con decorazioni artistiche nei carri siciliani, sono altri esempi della civiltà lasciati dai normanni e ben assimilati dai nostri avi. Il ricordo delle lotte sostenute dai normanni contro gli arabi è tuttora vivo nell'annuale combattimento che si svolge per la festa della Madonna delle Milizie a Scicli o per la festa dell’Assunta a Piazza Armerina o per quella del Taratatà che si svolge a Casteltermini in occasione della festa di Santa Croce.

"Con la sua cultura ed il suo animo generoso, il Siciliano ha insegnato al mondo, bagnato dal sangue degli odi razziali e religiosi, cosa significa la pacifica convivenza e il rispetto fra genti di diverse razze e religioni".

Questo insegnamento continua più che mai ai nostri giorni in maniera veramente silenziosa: in questa terra di Sicilia, ricca soltanto di disoccupazione e sottosviluppo, c’è sempre posto per i nostri fratelli immigrati dal terzo mondo, che rischiano la loro vita, per cercare qui quel lavoro e quel rispetto per la persona umana, mai trovato nella loro patria.
Il popolo siciliano nel corso della sua storia ha subito ben tredici dominazioni straniere, tuttavia non si è fatto sottomettere culturalmente. Da questi popoli, infatti, ha saputo acquisire il meglio della loro civiltà, selezionando quelle conoscenze che si confacevano alla sua cultura dotta e popolare. Infatti, ha saputo conservare la propria identità che comprende l’intelligenza, la diffidenza, l’umorismo, l’arte di arrangiarsi; come pure non ha perso il senso del valore per la famiglia e dell’onore, l’amore e il rispetto per i morti, per gli anziani, per i genitori, la sacralità per l’amicizia, il senso della cavalleria per le donne. Si tratta di un ricchissimo bagaglio di comportamenti che si porta dietro da secoli e nessuna dominazione straniera ha potuto intaccare. La Sicilia, fino a quando conserverà tale identità, le sue tradizioni e la propria memoria storica, non sarà mai un paese vinto.
L’abbondanza di tradizioni e di celebrazioni di riti hanno svolto fino ai nostri giorni, e continuano a svolgerlo, il ruolo fondamentale di cementare e tenere unito un popolo caratterizzato dalla ingombrante presenza di numerose anime. I Sicani, i Siculi, i Fenici, i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni, i Germanici, i Francesi, gli Spagnoli: tutti hanno lasciato "qualcosa" nello spirito più profondo del popolo siciliano.

La Trinacria, il simbolo e il motto del popolo sicilino;
Solitudine,Saggezza, Pane semplice e Libertà

lunedì 13 febbraio 2017

Sicilia: l'isola dei tesori



I tesori della mia terra tra storia, tradizione, cultura e natura.

Sapete bene quanto ami le mie origini, la mia terra e la mia Sicilia, essa traspira profondamente dalla mia cucina e dalle mie ricette che prodigo e regalo costantemente a tutti voi. Oggi, proprio da questo mio grande amore, nasce il desiderio di condividere la bellezza che vivo tutti i giorni, con voi che abitate lontano e non siete mai stati in Sicilia e che sognate di venire, ma anche con chi è già venuto e sogna di ritornare (perchè lo so che vi è rimasta nel cuore).

Tramonto sulla costa palermitana

La Sicilia è un'isola meravigliosa, una terra ricca di tesori e meraviglie che non passano inosservate. Bellezze naturalistiche, storiche, artistiche e culturali vivono e convivono da sempre in questo fantastico crogiolo dove, in primis, la fa da padrona la natura con luoghi e mari indescrivibili e un clima da sogno. Poi l'arte, la storia e le tradizioni hanno fatto della Sicilia un posto unico, famoso sin dall'antichità come testimonia bene il continuo susseguirsi di dominazioni di popoli provenienti da ogni dove
Scopello
e che, dominando, hanno lasciato tracce di vita indelebili nel cuore del popolo siciliano.
Così cominceremo parlando di natura e subito capiremo come è difficile parlare di natura senza dare dei segni storici. Nell'immaginario collettivo, la Sicilia è un terra calda, bagnata da uno splendido mare e lontana, data la sua posizione più vicina all'Africa che all'Europa. Insomma, un posto ideale per le vacanze estive, con splendide spiagge e acque cristalline. Ma era così che la vedevano anche gli antichi popoli che solcavano i mari alla scoperta di nuove terre o che attraversavano lande sterminate per fermarsi proprio qui dove sole e clima la facevano da padroni. 
Questo unico e splendido universo è possibile tracciarlo attraverso i siti UNESCO in Sicilia. Sette meraviglie che dobbiamo assolutamente conoscere. Non tutti sanno che l’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti iscritti alla lista dell’UNESCO (51) e la Sicilia è una tra le regioni italiane ad avere più siti,
Isola delle Femmine, Palermo
Attualmente sono sette, sparsi lungo il territorio dell'isola, sette meraviglie che voglio assolutamente farvi conoscere con piccole
curiosità, aneddoti e foto dal web, cartoline
(per le quali ho una vera
passione) e ricordi personali.












Area archeologica di Agrigento



Il Parco Archeologico di Agrigento, si distribuisce su un'area di circa 1300 ettari e comprende una serie di monumenti, statue, templi e siti di scavi di grande interesse.
Villa Romana del Casale
Conosciuto come la Valle dei Templi di Agrigento, resta uno dei siti archeologici più rappresentativi della civiltà greca classica.



La Villa Romana del Casale a Piazza Armerina contenente preziosissime pavimentazioni a mosaico con tantissime scene di vita dell'epoca romana. Insieme al Parco Archeologico di Agrigento furono i primi siti della regione ad essere sotto la tutela UNESCO.








Poi fu la volta delle Isole Eolie, un meraviglioso arcipelago di sette isole bellissime contrassegnate da una natura incontaminata e un mare da sogno, appartenenti alla provincia di Messina. Su due isole di queste campeggiano due vulcani attivi: l'isola di Vulcano e l'isola di Stromboli. Le isole di Lipari, Panarea, Salina, Alicudi e Filicudi offrono alle migliaia di turisti che si avvicendano tutto l'anno sul loro territorio, mare, spiagge, fanghi termali, panorami, natura e un mare stupendo oltre, naturalmente, a sole, aria sana, acqua pura e pesce freschissimo.

L’intera area barocca del sud est comprende tutta una serie di edifici e chiese monumentali che si distinguono per l'arte barocca che trabocca da ogni muro, angolo o strada che attraversa città, note ormai in tutto il mondo, come Noto, Modica, Ragusa. Siracusa e tutta la parte meridionale della Sicilia orientale.







Poi la necropoli rupestre di Pantalica, considerata la più grande necropoli d'Europa. Inserita nella Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande, comprende un'area naturalistica spettacolare di circa 80 ettari, Pantalica è situata nella provincia di Siracusa fra Cassaro, Ferla e Sortino ed è un antico insediamento della prima metà del XIII secolo a.C. La visita della Riserva naturale di Pantalica non esaurisce le possibilità che offre la provincia di Siracusa ma indubbiamente costituisce un esempio unico di suggestione archeologica e paesaggistica, dove si fonde l'artificio umano con il lavoro millenario della natura e dove solo curiosità e spirito d’avventura possono esplorare quanto è custodito in questo angolo dell’entroterra siciliano.
Preistoria e storia si sovrappongono nel buio di queste cavità, antichissimi luoghi abitativi successivamente divenuti necropoli: le grotte sono più di cinquemila e sono state suddivise in gruppi in base al periodo di appartenenza, compreso tra il XIII e l’VIII secolo.

Cattedrale di Palermo
Interno cattedrale di Palermo
E per ultimo nasce il percorso Arabo-normanno che unisce in modo indissolubile la città di Palermo con le sue illustre vicine Monreale e Cefalù. Quando si parla di stile arabo-normano si fa riferimento ad uno stile davvero unico nel suo genere, presente esclusivamente in Sicilia, soprattutto nella città di Palermo. Si tratta della fusione tra due culture piuttosto diverse tra loro ma che finiscono per scontrarsi/incontrarsi proprio a Palermo. Ne fanno parte il Palazzo Reale e la Cappella Palatina, la Cattedrale, la Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, la Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, la Chiesa di San Cataldo, il Ponte dell’Ammiraglio e il Castello della Zisa a Palermo, il Duomo e il chiostro di Monreale e il Duomo e il chiostro di Cefalù, tutti monumenti contrassegnati da superbi mosaici in oro zecchino e pietre preziose all'interno e definite da una architettura mozzafiato. Soprattutto la civiltà normanna ha lasciato enormi testimonianze con le maestose cattedrali di Monreale, Cefalù e Palermo, migliorando l’isola e lasciando quanto di buono era stato introdotto dagli arabi. Questa è la più grande ricchezza dell’isola: ogni popolo ha lasciato un segno che oggi convive accanto al segno di un altro popolo, ottenendo così una sintesi armoniosa e perfetta.

Credo di fare cosa gradita passandovi il servizio di MERIDIONEWS e l'intervista di Salvo Catalano al filmaker Julien Zolli, che ha passato delle vacanze in Sicilia e ha pubblicato il suo video su Youtube con immagini bellissime e suggestive. Vi confesso che mi sono commossa alla visione di queste immagini e spero che piacciano anche a voi.
Ecco di seguito le parti salienti del servizio ma cliccando qui troverete il video bellissimo e l'intero servizio. Il video di cinque minuti è il prodotto di una settimana, dal 20 al 27 agosto, trascorsa quest'estate da Zolli nell'Isola. Girata in lungo e in largo, «credo quasi 1.500 chilometri, dormendo pochissimo» sono le sue testuali parole. Le località che vengono raccontate dalla camera sono Palermo, Segesta, Trapani, la riserva naturale dello Zingaro, Scopello, Erice, Agrigento, Catania, Etna, Siracusa, Cefalù, Castellammare del Golfo, Mondello, San Vito Lo Capo, Aci Trezza e Taormina. Il tutto cullato dal sottofondo di Ludovico Einaudi, con la sua Experience. «Volevo realizzare un video su qualcosa di spettacolare - racconta a MeridioNews - e ho scelto la Sicilia per il patrimonio culturale, la storia, l'architettura e la natura. Sapevo che ci sono grandi problemi come l'immigrazione e la mafia, ho visto molti posti abbandonati, ma altrettante meraviglie e ho conosciuto persone molto disponibili e amichevoli». Ma quello che Zolli non si aspettava sono stati i messaggi di complimenti. «Ne ho ricevuti tantissimi, soprattutto da siciliani che vivono altrove, qualcuno mi ha scritto di avere pianto. Tutti mi hanno ringraziato e mi hanno invitato a tornare in Sicilia, cosa che - conclude - spero di fare presto per scoprire molte altre bellezze nascoste». 


Duomo di Monreale
Cristo Pantocratore a Monreale











Duomo di Cefalù








Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio







Ponte dell'Ammiraglio a Palermo

Museo archeologico Salinas a Palermo
Cartina storica sui monumenti più grandi presenti in Sicilia
Chiesa di San Giovanni degli Eremiti